Mi è bastato volerlo

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Mi è bastato volerlo,
E quella sera intorno a quell’ora
Io volavo.
Sotto.
La folla arrotondata di stadio
rumorosa rotolata
al guinzaglio degli affari.

La vita?
Compiangerli?
Forse mi compiangono?
Mi divorano.
Divorano il paese.
E mi hanno divorato
Fino alle ossa del silenzio della sera.
A quell’ora.
– Mi è bastato volerlo.
Ed ho volato.
Sotto. –
Le urla virili nere verde bile
mi vomitano a destra.
E i cori a voci rosse
mi vomitano a sinistra
Dove
Il macellaio insanguinato del tramonto
Ha appena finito di sventrare
carogne di vacchenubi.

Capisco.
La merda è normale.
E ci vuole poco per infiammare
Persone pazze come me.

– Mi è bastato volerlo –

Volo.
Sono sopra la mia casa,
Ed il rapporto con mio padre,
Ed il libero arbitrio.
E sopra a tutto cosa c’è?
Ci sono piedi di luna rosa impertinenti:
Camminano tra le nubi
E i raggi ultimi di giorno
Raccolti al seno di frumento
in fasci di sole
Da dita di rondine.

Mi è bastato volerlo.
Volo.
E sotto,
La folla di puttani ingradinati intribunati
Ritornata a casa.
Dispersa.
Lo so!
In realtà diffusa.
Capillarizzata.
Come la metastasi del cancro.

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Будет луна – verrà la luna

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Будет луна.
Есть уже
немножко.
А вот и полная повисла в воздухе.
Это Бог, должно быть,
дивной
серебряной ложкой
роется в звезд ухе́.

Владимир Маяковский
ЛУННАЯ НОЧЬ
Пейзаж

***

Verrà la luna.
È già apparsa
Un po’.
Ma eccola sospesa piena nell’aria.
Dev’essere Dio
Che con meraviglioso
Cucchiaio d’argento
Rimescola la zuppa di pesce stellare.

Vladimir Majakowskj
Notte di luna
Paesaggio
1916

 

Olivia
Olivia

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Tu sei

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Tu sei
i giocattoli con i quali hai giocato,
il dialetto che hai parlato, tu sei
i nervi a fior di pelle durante i test
di ammissione all’università, i segreti
che hai portato dentro d te,tu sei la tua
spiaggia preferita, tu sei
la rinascita dopo un incidente
scampato, quell’amore confuso che hai
vissuto, il discorso serio che hai avuto
con tuo padre, tu sei ciò che ricordi.
Tu sei la nostalgia che senti
di tua madre,
sogno rotto quasi sull’altare
l’infanzia che ricordi, il dolore
di non esser riuscito con certezza,
di non aver parlato al momento giusto,
tu sei quello che fu
amputato nel passato,
l’emozione
d’un frammento di libro,
scena della strada
che ti ha strappato lacrime,
tu sei ciò che piangi.
Tu sei un abbraccio inaspettato,
la forza data all’amico che ha bisogno,
tu sei il pelo del braccio che si rizza,
la sensibilità che grida,
l’affetto che scambi,
tu sei le parole dette per aiutare,
le grida sbloccate dalla gola,
i pezzi che unisci,
tu sei l’orgasmo,
la risata,
il bacio,
tu sei ciò che tu sfoghi.
Tu sei la rabbia
di non esser riuscito, l’impotenza
di non riuscire a cambiare, il disprezzo
per gli altri che mentono, la delusione
per il governo, l’odio che tutto ciò crea,
tu sei chi rema,
chi stanco non rinuncia,
tu sei l’indignazione
per i rifiuti buttati dall’auto, l’ardere
della rivolta, tu sei ciò che bruci.
Tu sei quello che
rivendichi,ciò a cui riesci a dare origine
tramite la tua verità e la tua lotta,
tu sei i diritti che hai,
i doveri ai quali ti obblighi,
tu sei la strada sulla quale
corri indietro, strisci,
apri varchi, cerchi,
tu sei ciò che difendi.
Tu non sei solo ciò
che mangi o vesti. Tu sei
ciò che pretendi, riunisci,
scarabocchi, tracanni,
godi e leggi.
Ciò che nessuno vede
Tu sei.

Da M. Medeiros

Tu sei Yonghegong, Beijing
Tu sei
Yonghegong, Beijing

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Stupore

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Stupore

Perché mai a tal punto singolare?
Questa e non quella?
E qui che ci sto a fare?
Di martedì?
In una casa e non nel nido?
Pelle e non squame?
Non foglia, ma viso?
Perché di persona una volta soltanto?
E sulla terra?
Con una stella accanto?
Dopo tante ere di non presenza?
Per tutti i tempi e tutti gli ioni?
Per i vibrioni e le costellazioni?
E proprio adesso?
Fino all’essenza?
Sola da me e con me?
Perché mi chiedo,
non a lato,
né a miglia di distanza,
non ieri,
né cent’anni addietro,
siedo
e guardo un angolo buio della stanza
come,
rizzato il capo,
sta a guardare
la cosa ringhiante che chiamano cane?

Wislawa Szymborska
Stupore

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Elegia di Viaggio

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Elegia di viaggio
 
Tutto è mio, niente mi appartiene,
nessuna proprietà per la memoria,
e mio finché guardo.

Dee appena ricordate, già incerte
delle proprie teste.

Della città di Samokov solo la pioggia,
nient’altro che la pioggia.

Parigi dal Louvre fino all’unghia
si vela d’una cateratta.

Del boulevard Saint-Martin restano scalini
e vanno in dissolvenza.

Nient’altro che un ponte e mezzo
della Leningrado dei ponti.

Povera Uppsala,
con un briciolo della grande cattedrale.

Sciagurato ballerino di Sofia,
corpo senza volto.

Ora il suo viso senza occhi,
ora i suoi occhi senza pupille,
ora le pupille di un gatto.

L’aquila del Caucaso volteggia
sulla ricostruzione d’una forra,
l’oro falso del sole
e le pietre finte.

Tutto è mio, niente mi appartiene,
nessuna proprietà per la memoria,
e mio finché guardo.

Innumerevoli, inafferrabili,
ma distinti fino alla fibra,
al granello di sabbia, alla goccia d’acqua
– paesaggi.

Neppure un filo d’erba
conserverò visibile.

Benvenuto e addio
in un solo sguardo.

Per l’eccesso e per la mancanza
un solo movimento del collo.

Elegia di Viaggio
Wislawa Szymborska

 

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8 Marzo 2017

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8 Marzo 2017

Mia nonna era dop
pia mamma come la vos
tra. Non era diver
sa, non era speciale,
eraunadonnanormale unanonna.
Crea tu raaparte.
Aveva
il grembiule che sapeva
di tutti
i sapori del mondo. Segreti
dei nipoti. Storie
e altri personaggi.
Il calzone
fritto che richiamava le frittelle
per un eco di mozzarelle
fumante.
Amante
del gusto.
Quando muore una non
na capisci che
lavitalontanaè
da ogni altro
esempi-o quotidiano.
Vedovaemadregiovanissima.
Cinquant’annid’assenzeepresenze.
Un’unicaragione
del cuore. Un solo
uomo per il resto del
lavi
ta.
Ave
te
senti
t
o?
Un
solo
uomo
nel
beneenelmale.

Liberamente tratto da G. Falconi

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Verde vento di Grecale

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Vento verde mare verde
Creste bianche
Orizzonte.

Scoglio viola, scogli rosa.
Nubifragio?
Troppo vento.
Adagio.
Verde vento non stai calando.
Troppo freddo, non scirocco.
Bianco.
Vela.
Fiocco.
Bianche vele, bianche ali.
Bianca.
La Sapienza.
Verde volo di gabbiano.
Mente spenta.
mi registro.
Sinistro.
Destro.
Io divido il mio respiro.
Mi scompongo.
Avvito.
Giro.
Vento verde, mare verde
Aria verde polpastrelli
Dita tese.
Morbidezza.
Stalli.
Di gabbiani controvento.
Di ogni parte in movimento.
Verde e lento mare accanto.

Gazza ride merlo canta.
Verde vento risa nere e bianche.
Giallo merlo mi spalanca.
Parte piena un po’ vuota ruota.
Mi riesco.
Mente spenta. Mente aperta.
Scoperta.
Sono io il mio padrone.
Sono io il mio respiro.
Sono mio io.
Sono io la mia spirale.
Verde mare.
Verde vento di Grecale.

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Luna

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Luna di sole riflesso
Dimmi che qualcosa cambierà presto
Perché se non cambia dovrò rimanere
Su questa terra dove devo giacere.

Luna, che ogni posto hai sorvolato
Illumina ciò che capire non ho saputo
Sfogo e chimica lungo la schiena
Di gocce feconde di vita piena.

Luna, lo senti? In una parte del cuore?
Sogni che si formano per poi cadere.
Luna, non so dove io stia andando
Ma so da dove stavo venendo:
dalla parte di me che si va disgregando.

Un altro giorno arriva,
Un altro giorno passa,
Luna unica prospettiva è stare
Nel punto in cui chiaramente pensare

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La vita

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Scorre la vita scorre
Corre
Scappa
E sgrana
granelli di sabbia di vita uno ad uno
Roveti.
Pruno.
Gli aghi
le crune di ago sono la vita
Sono i giorni
della
mia
Vita

La vita mi prende per la gola
La vita mi prende ed è esatta
Lavita è così bella la vita così stretta.
Piccola e stretta
Come i giorni.
Come
i
l tempo dei giorni è
str
e
tt
o
è poco
è inutile
desiderare che il treno arrivi veloce
o non giunga neppure
Strette le mani?
lavitasenefotte
Di
me
Senefottelavitadellavitadellamiavita

I pensieri di vita
Sono persi
Sono escrementi
Penso alla merda di vita che scappa
Come minzione
La vita puzza di urina pisciata
E scappa
Come da piangere scappa
Scoppio.
Fuggo.
Casco.
Basta.
La vita è basta.
La vita è una vasca.
La vita è pelle di pesca
mia la vita affogata in una vasca.
E io che pensavo
Mentre annegavo
E pensare alla vita
sperare alla vita
restringe
Mi schiaccia
Mi soffoca
mi uccide lasciandomi vivo
Lasciandomi intero e
de.vas.ta.to.
stretto
Traindentistrettidigrignolavita
La scrivo coi denti la vita
Le mani
Non scrivono
Mai scriverebbero che la vita è maschio
E possiede i miei giorni
I miei giorni più belli sono minuti rubati
a chi non sa niente di me?
Lavitatraidentistrettiniente
Sa
Di
Me
Niente sa di niente
e critica
E parla
E scrive
E magari
Ma preeeeeego signore
Intenditore
nellavitaancheinsegna
I giorni rubarli come i rigori
Italia
La vita in Italia è rigori.
La vita in Italia è fuorigioco
Brancodicani
La vita è un branco di cani
Abbandonati
Feriti. Traditi. Picchiati e ammazzati.

La vita è di giorni
Persi e rincorsi
Rincorsi e sfilati
Sfilati dalla cruna dell’ago
con cui
la vita
mi cuci e mi trapassi la bocca
Mi cuci la vita
che è cruna di ago
Che è solo uno spago
lo spago si spezza
Si spezza in due secco
Un colpo e mi spacco
La faccia
Le braccia
Mi sfracello le dita
Mi taglia la vita
Divertita
T
A
N
T
O
la vita mi insegue

La vita mi avvita
Perché mi vive la mia vita
Per sempre
la vita è un finito mentre
Di silenzio di vetro polverizzato
Silenzio di sabbia e vetro spezzato.
La prendo a pugni mi taglio le nocche
C’infilo le dita le ho massacrate
le mani mie educate
Educarle non serve sono solo sprecate
Educarmi le mani non è servito
La vita è niente ed è un niente finito.
La vita è maschiocompagnoeditore
La vita mi piscia e mi caca nel cuore.
La vita è breve ed è già mezza finita.
E l’afferro coi denti
Questa merda di vita.

 

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Montagna fredda solo nuvole bianche

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寒山唯白雲,
寂寂絶埃塵。
草座山家有,
孤燈明月輪。
石 床臨碧沼,
虎鹿每為鄰。
自羡幽居樂,
長為象外人。

Montagna Fredda solo nuvole bianche,
Silenzio silenzio lontano da polvere e sporcizia.
Erba come sedile ha la casa della Montagna,
Lampada solitaria la ruota della luna luminosa.
Letto di pietra presso il laghetto verde giada,
Tigri e cervi come vicini.
Far tesoro delle gioie dell’eremitaggio,
Da uomo che va oltre l’aspetto delle cose.

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